Cenni sulla stampa

Le tecniche più utilizzate, in breve.
 

FLESSOGRAFIA

La flessografia è un metodo di stampa rotativa diretta che usa lastre matrici a rilievo di gomma o di materiali fotopolimerici, detti cliché.

Inizialmente utilizzata per gli imballaggi, era nota come stampa all'anilina per via del colorante impiegato. Attualmente è impiegata anche per produzioni più impegnative, grazie alle migliorate caratteristiche dei componenti impiegati. Il cliché a rilievo, flessibile e morbido, trasferisce l'inchiostro direttamente al supporto da stampare grazie a una lieve pressione esercitata da un cilindro sul quale è avvolto. L'inchiostro è applicato da un rullo d’acciaio o ceramico detto Anilox, che si carica con due differenti sistemi: il primo, per mezzo di un calamaio con una racla che poi toglie l'eccesso dalla superficie del rullo; il secondo, mediante un rullo gommato che oltre a pescare l'inchiostro e trasferirlo funge anche da spatolatore sull'anilox. Il materiale stampabile con la flessografia è molto vario, si possono anche utilizzare supporti con superficie ruvida e poco riflettente. Possono essere impiegati sia inchiostri a base d'acqua sia inchiostri a base di solvente.

La prestampa è molto importante e delicata nella flexografia per riprodurre correttamente gli elementi grafici e ridurre le problematiche come lo schiacciamento del punto, il trapping, il moiré e la distorsione anamorfica.

 

SERIGRAFIA

Il termine "serigrafia" deriva dal latino "seri" (seta) e dal greco "graphein" (scrivere), dato che i primi tessuti che fungevano da tessuto per serigrafia erano di seta. È una tecnica di stampa di tipo permeografico che utilizza come matrice un tessuto teso su un riquadro in legno o metallo. Si basa su un processo di impermeabilizzazione di aree delimitate del tessuto di stampa che consentono a un inchiostro posto sopra tale tessuto di permeare attraverso le aree libere e passare sulla superficie sotto il quadro serigrafico. Ciò avviene tramite un passaggio con una leggera pressione di una barra detta racla che si appoggia sull'inchiostro e lo preme attraverso il tessuto con un movimento scorrevole. Il processo di impermeabilizzazione è ottenuto tramite fotoemulsioni applicate in modo uniforme sul tessuto teso sul quadro e poi asciugate fino a formare un film coeso ma idrosolubile. I quadri serigrafici spalmati, esposti alla luce ultravioletta subiscono nelle aree esposte un indurimento. Dopo la fotoincisione, tramite un semplice lavaggio con acqua, si ha uno sviluppo del telaio serigrafico che rivelerà le aree di tessuto libere in corrispondenza delle parti nere della pellicola fotografica.

Esistono testimonianze sul suo utilizzo da parte dei Fenici la utilizzassero, i soli veri inventori di questa tecnica. In seguito venne introdotta nell'arte giapponese dove, oltre duemila anni fa, furono utilizzati dei capelli umani fissati a delle cornici di legno. La tecnica si sviluppò ulteriormente sempre in Giappone, si iniziarono ad utilizzare i telai in seta applicando lacche sulla matrice. Fu in seguito esportata in Francia, ma il processo serigrafico moderno venne ideato da Samuel Simon nei primi anni del Novecento, in Inghilterra. L'idea venne poi adottata da John Pilsworth a San Francisco, California, che nel 1914 usò la serigrafia per comporre stampe multicolore quasi nello stesso modo in cui sarebbero state fatte oggi. Durante la Prima guerra mondiale la tecnica divenne molto popolare, essendo utilizzata come processo industriale per stampare bandiere e stemmi.

La serigrafia è insostituibile in quanto assicura la massima coprenza del bianco di fondo non ottenibile altrimenti con altre tecnologie, permette di controllare e scegliere lo spessore dell'inchiostro depositato e di scegliere tra una gamma veramente molto grande di tipologie di inchiostri. La stampa serigrafica è possibile su ogni supporto e solo in serigrafia si possono ottenere effetti speciali tramite inchiostri lucidi, opachi, satinati, con effetti a rilievo, glitter, metallizzati, cangianti, iridescenti, luminescenti, termocromici, fotocromici, retroriflettenti e soft-touch che impreziosiscono notevolmente lo stampato.


OFFSET

Offset è un processo di stampa planografico indiretto a matrici piane, si basa sul fenomeno di repulsione tra acqua e sostanze grasse (gli inchiostri). I grafismi e i contro-grafismi sono sullo stesso piano e la forma di stampa non viene a diretto contatto con il supporto ma l'inchiostro è trasferito prima a un cilindro gommato. È stata inventata nel 1875 da Robert Barclay per stampare su stagno e successivamente è stata adattata per la carta da Ira Washington Rubel nel 1904. I vantaggi della stampa offset sono l'estrema definizione e l'alta risoluzione anche su supporti non perfettamente lisci, un sistema ideale per stampare ogni tipo di carta. La maggior parte delle macchine offset possono stampare a più colori (di solito 4 o 5).

DIGITALE

Stampa digitale è un termine generico per identificare un sistema in cui la forma da stampare viene generata attraverso processi elettronici e impressa direttamente sul supporto.

La stampa digitale per uso commerciale sfrutta al meglio la tecnologia a incisione laser o elettrostatica. I formati di stampa sono piuttosto ridotti così come le velocità di stampa paragonate alla stampa offset tradizionale. Si ottengono stampati di alta qualità in basse tirature oppure si possono realizzare stampati di prova. È possibile stampare anche su supporti non cartacei quali PVC o plastica limitatamente alla capacità del supporto di passare attraverso i rulli della macchina.

La stampa digitale realizzata con macchine di alto livello ha ormai qualità praticamente identica alla stampa offset e si realizza in tempi molto più brevi rispetto alla offset, non avendo bisogno di impianti, ma il costo-copia è maggiore su tirature medio-alte. Ha inoltre la possibilità di stampare dati variabili su singole copie, utilizzare supporti non cartacei e non ha bisogno di aggiustamenti e regolazioni in fase di prestampa.